È da ormai sette anni che conosco il progetto di Repubblica Scuola, da quando la mia insegnante di lettere, prof.ssa Palmerita Di Maio, del ciclo di scuola secondaria di primo grado, se ne fece promotrice nell’Istituto Comprensivo Dante Alighieri di Formia. L’idea di poter redigere degli articoli tutti miei, diffondendo pensieri, emozioni o anche piccole notizie locali, su di un giornale vero e proprio, da subito mi affascinò. Fino ad allora avevo sempre scritto solamente per me stesso o per la scuola, ma mai per una platea così vasta ed eterogenea. Accolsi quell’invito come una sfida, ma anche per gioco con l’entusiasmo e la spinta tipica dell’età pre-adolescenziale.
Ad oggi, in quanto studente al quarto anno del liceo scientifico Enrico Fermi di Gaeta e ormai quasi maggiorenne, permangono in me lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di mettermi in gioco, anche se sotto l’egida di una crescente maturità intellettuale e personale. Questi primi quattro anni di liceo mi hanno permesso di sviluppare un alto grado di preparazione scolastica, contribuendo alla mia formazione umana, etica e sociale.
Nonostante siano trascorsi ormai giorni su giorni, ricordo bene il momento in cui ho conosciuto il professor Pasquale Vaudo, mio insegnante di lingua e letteratura inglese al primo anno di liceo. Ero ancora poco più che un ragazzino, alle prese con le difficoltà ad ambientarsi in una situazione così diversa da quella che era stata la mia vita fino ad allora: nuova scuola, nuova città, nuovi docenti, nuovi compagni. Non mancavano timori, perplessità ed ansie, ma anche tante aspettative per il mio futuro scolastico. In tutte queste sensazioni, spesso anche contrastanti, il professor Vaudo è stato un

ottimo tramite che mi ha consentito di inserirmi e adattarmi con disinvoltura e naturalezza. Di lui posso dire che è uno di quei rari insegnanti che esercitano un’autorità che non impone, ma che piuttosto aiuta a crescere; una di quelle persone che rispetti per la stima che suscita in te più che per senso del dovere. È stato ed è lui il coordinatore del progetto Repubblica Scuola nell’ambito del liceo scientifico Enrico Fermi di Gaeta, mio sostenitore e mentore.
La scuola che frequento e il progetto di Repubblica, rappresentano per me due grandi opportunità. Studiare mi permette di conquistare quel patrimonio culturale indispensabile per la mia preparazione professionale e umana; scrivere invece significa diffondere idee, dare sfogo alle mie emozioni e alla mia fantasia, comunicare con persone che altrimenti non potrei mai raggiungere e soprattutto è un modo lecito e lodevole di combattere.
Scrivendo si possono combattere e vincere battaglie grandi come l’analfabetismo e l’ignoranza che opprime e rende schiavi, le conseguenze di una guerra ingiusta, le vicissitudini di un’epidemia (come quella che stiamo vivendo adesso); ma anche battaglie apparentemente più piccole, ma non meno importanti, come la noia, la voglia di lasciarsi andare, il senso di sconforto o di vuoto che in tante circostanze attanagliano l’animo umano. Scrivere è costruire, progettare, ma anche contestare ed essere portatori di novità. Tutto ciò richiede coraggio, attenzione, rispetto, amore per la verità.
Dal mio primo contenuto inserito su Repubblica, ne ho percorsa di strada, e, francamente mai mi sarei aspettato di arrivare fin qui e risultare vincitore di ben due contest consecutivamente. Devo essere sincero: per quanto l’importante sia partecipare, vincere resta pur sempre una grande soddisfazione!
Ma quando siamo chiamati a salire su di un podio, con noi portiamo

anche tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione dei nostri successi e a cui vanno i meritati ringraziamenti.
Per questo in particolare ringrazio il dirigente scolastico del mio liceo, prof.ssa Maria Rosa Valente, sempre disponibile e vicina a noi alunni e alle nostre esigenze; e i miei due coordinatori: prof. Pasquale Vaudo (per il liceo scientifico) e prof.ssa Palmerita Di Maio (per il ciclo di scuola secondaria di primo grado). Entrambi non sono più miei insegnanti, e in tale circostanza questo rappresenta per me un vantaggio perché così la mia gratitudine risulterà completamente priva di lusinghe o piaggerie.
Queste mie due vittorie su Repubblica Scuola le dedico a voi: ovunque saremo ci legherà un filo sottile e invisibile perché un insegnante è tale non solo quando prende sotto la sua custodia un allievo, ma lo resta per tutta la vita. Di ciò che mi avete trasmesso possa io farne buon uso.